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Suore Oblate di Gesù e Maria

 

Convegno Laici 2018

Nei giorni 28 e 29 maggio 2018, a Gonnesa (IC), in Sardegna, abbiamo celebrato l’8 Convegno dei Laici per il quale il primo e più profondo grazie va la Signore che è fedele sempre e rende capaci di fedeltà ciascuno di noi, quando ci mettiamo consapevolmente nelle sue mani e ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo, nostra dimora!

Giorni di accoglienza e di fraternità reciproca, di ascolto e di nuova esperienza di fede, di vicendevole scambio e di testimonianza, di incontro e di gioia festosa!

Grazie alla comunità delle sorelle di Gonnesa che non hanno risparmiato niente per farci stare bene e per la loro serenità di vita. Grazie anche alla Madre Generale che ci ha rallegrato con la sua significativa presenza!

Insomma: Grazie a tutti noi che abbiamo reso questi giorni fecondi sotto il profilo umano, cristiano e educativo”

I partecipanti hanno dato l’OK per il prossimo convegno esprimendo le seguenti annotazioni alle nostre domande:

Del Convegno cosa ti ha arricchito di più:

-          L’argomento nella sua totalità.

-          Avere ascoltato come si ascolta.

-          Far crescere la disponibilità ad ascoltare.

-          L’attenzione ad ascoltare chi è vicino

-          La didattica degli argomenti trattati.

-          La Parola e le testimonianze.

-          L’importanza dell’ascolto personale, del prossimo e del Signore.

-          Il condividere insieme l’ascolto e la Parola di Dio con il cuore insegna a vivere bene con gli altri e con se stessi.

-          Incontrarci.

-          La presenza della psicologa.

-          La relazione di don Tilocca Giuseppe.

-          Ascoltare la dottoressa Alessia e don Giuseppe: punti diversi di un obiettivo medesimo.

-          Condivisione di conoscenze e di esperienze.

-          Sentirsi in famiglia.

Qualche suggerimento per migliorare questo incontro annuale:                                                            

-          Coinvolgere più genitori.

-          Conoscersi maggiormente.

-          Partecipare più attivamente anche se non si è relatori.

-          Più condivisione di gruppo e di esperienze.

-          Fare gruppo con le persone che non si conoscono.

-          Incontrarsi più spesso, dopo il convegno.

-          Più testimonianze

Argomenti che ti interesserebbe approfondire in seguito:

-          Essere cristiani nella società odierna.

-          Il perdono e la famiglia.

-          L’educazione.

-          Il senso della vita e il rispetto di ogni sua forma sulla terra.

-          Il valore dei sacramenti con speciale al Battesimo da piccoli.

-          Ascoltare chi parla senza giudicare o criticare.

-          La carità.

-          Qualsiasi argomento va bene per incontrarsi e camminare nella vita.

Saluto della Madre Generale ai Laici a convegno

a)Saluto

Benvenuti a quest’appuntamento annuale! Un saluto particolare porgo a chi è tra noi la prima volta!

Siamo all’ottava edizione del Convegno che vede insieme religiose Oblate di Gesù e Maria e laici che rivelano simpatia per la spiritualità, il carisma e la missione ereditata dalla Madre Maggiori, nostra Fondatrice e di cui siamo portatrici nelle comunità ecclesiali dove siamo presenti.

 

 

Vi porgo il saluto del Consiglio Generale e quello di tutte le sorelle della Congregazione.

Al saluto aggiungo un ringraziamento a voi tutti per la presenza, ai relatori, che hanno accolto il nostro invito a sviluppare il tema proposto e quindi a introdurci nell’arte dell’ascolto, alle sorelle incaricate ad animare e accompagnare i laici, amici della Congregazione, a tutti quelli che rendono possibile l’evento che viviamo insieme.

Come negli anni precedenti, alcuni di voi sono arrivati a questo evento dopo un cammino di riflessione, di preghiera e di condivisione vissuto nel corso dell’anno, altri portano l’esperienza di aver condiviso con noi Oblate attività apostoliche e pastorali, altri ancora hanno risposto a un invito offerto loro con simpatia. Sicuramente ci vogliamo riconoscere tutti convocati dal Signore per un’esperienza di ascolto, di confronto, di condivisione e anche di rilancio. Senz’altro, ne uscirà rafforzato l’impegno di tutti a testimoniare con la vita la nostra fede in Cristo Risorto che si pone accanto a ciascuno e ascolta, spiega, orienta, rimprovera, “fa ardere il cuore”.

a) Tema del Convegno

“Dammi un cuore che ascolta” (1Re 3,5-15). E’ questo il tema del Convegno. E’ lo stesso che ha accompagnato gli appuntamenti ecclesiali della pastorale giovanile in Italia nell’anno 2017/2018 e ha animato la 55° Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, Domenica 22 Aprile.

Vorrei inquadrare brevemente questa espressione nel suo contesto biblico e precisamente nel libro dei Re.

Salomone – in ebraico Shelomoh il «pacifico», da shalom «pace» – fu il terzo re di Israele, dopo Saul e David. Fece costruire il celebre Tempio di Gerusalemme e rafforzò le strutture politiche e commerciali dello Stato. Nella Bibbia è ricordato per la sua sapienza e saggezza. Salomone, il giovane figlio di Davide, succede a suo padre come re in Gerusalemme. E’ l’adempimento della promessa fatta a Davide dal Signore Dio.

È molto giovane, nulla lascia prevedere la sua gloria, nulla lascia ancora prevedere la sua vita anche peccaminosa! Purtroppo alla fine smise di agire in armonia con la sapienza di Dio e finì per prostrarsi alle divinità delle sue donne.

Non c’è ancora il tempio costruito. Ebbene sulle alture si stanno offrendo sacrifici a Dio e a Gabaon, l’altura più alta, si reca anche Salomone.

Così lui vorrebbe inaugurare il suo regno, ma nella notte il Signore gli appare e gli dice: “Chiedimi ciò che io devo concederti”. La traduzione letterale dice “Domanda ciò che vuoi che io ti conceda”.

Salomone prega così: “Concedi al tuo servo un “cuore in ascolto”. E’ un’espressione in realtà molto semplice. Salomone chiede un cuore e col cuore si designa in realtà, per la cultura ebraica, molto di più del cuore come intendiamo noi.

Quando parliamo del cuore noi pensiamo soprattutto allo spazio, alla sede, alla fonte dell’affettività, quasi in opposizione all’ordine razionale della mente.

In ebraico non c’è l’espressione “mente”. La persona è vista in tutta la sua unità: e, quando si parla del cuore, si parla del luogo, della sede, di tutto ciò che è razionale e affettivo insieme.

Il cuore è la sede dei sentimenti ma è anche la sede dell’intelletto, del discernimento, è l’organo centrale di tutta la persona vivente.

Il giovane re chiede in dono un” cuore” “ in ascolto” .

Questa richiesta piena di sapienza piace a Dio che gli risponde: “Poiché tu hai domandato questo, non mi hai chiesto né lunga vita, né ricchezza, né prosperità, neanche la morte dei tuoi nemici, io ti do davvero un cuore che sappia ascoltare” (1 Re 3, 11-12).

        

Abbiamo qui come una decodificazione del cuore che sa ascoltare: un cuore sapiente e capace di discernimento. Questo viene anche ribadito nella rescrizione di questo evento nel secondo libro delle Cronache al capitolo 1 versetto 10, dove Salomone avrebbe domandato: “donami sapienza e discernimento”, che significa capacità di conoscenza e di distinzione in vista dell’ascolto, della relazione, della comunione, anzitutto con Dio. Ecco perché noi troviamo all’interno delle Scritture un invito martellante all’ascolto. Nella Bibbia il vero orante è colui che ascolta. La preghiera che i nostri fratelli ebrei facevano e fanno più volte durante il giorno è: “Ascolta, Israele. Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno. Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze” (Dt 6,4-6).

Anche la preghiera del Nuovo Testamento, dunque la preghiera cristiana è l'ascolto che immette nella relazione di filialità con il Padre.

Ascoltare è acquisire una conoscenza intellettuale con conseguenze per la vita. Non ha lo scopo di fornire delle nozioni, ma vuol dare una conoscenza penetrativa, personale, esperienziale, che tende ad essere adesione, atto di fede fino a diventare un forte vincolo di amore, di carità.

Questo testo biblico ci richiama a quell’atteggiamento profondo con il quale ci mettiamo in relazione con noi stessi, con Dio, con gli altri, con la realtà nella quale viviamo, a quell’atteggiamento con il quale dovremmo organizzare e vivere la nostra vita : l’atteggiamento ideale per chi si mette a lavoro per costruire un Progetto di vita personale sia nella SEQUELA CRISTI (religiosi) sia in un cammino di sapienza, nel cuore di questo mondo (Laici).

Se siamo convenuti e quindi adunati da questa tematica, è chiaro che vogliamo mettere al centro l’arte di ascoltare permette di uscire dalle cornici che ci circoscrivono, dagli orizzonti del nostro io, della nostra autoreferenzialità per entrare e esplorare il mondo delle relazioni possibili e diverse. Ci permette di entrare nel cuore del discernimento che quotidianamente siamo chiamati a compiere, qualunque sia il nostro stato di vita.

L’ascolto fatto col “cuore” non è mai fine a se stesso, diventa ascolto di Dio che ci parla, e ascolto anche della realtà quotidiana, attenzione alle persone, ai fatti perché il Signore è alla porta della nostra vita e bussa in molti modi, pone segni nel nostro cammino e ci dà la capacità di vederli.

Maria di Nazareth è la madre dell’ascolto, ascolto attento di Dio e ascolto altrettanto attento degli avvenimenti della vita.

L’ascolto fatto col cuore porta a una decisione. Nella vita è difficile prendere decisioni, spesso tendiamo a rimandarle, a lasciare che altri decidano al nostro posto, spesso preferiamo lasciarci trascinare dagli eventi, seguire la moda del momento; a volte sappiamo quello che dobbiamo fare, ma non ne abbiamo il coraggio o ci pare troppo difficile perché vuol dire andare controcorrente.

A volte ci fermiamo all’ascolto, alla riflessione su ciò che dovremmo fare, forse abbiamo anche chiara la decisione che dobbiamo prendere, ma non facciamo il passaggio all’azione.

b) Maria Maggiori, una donna capace di ascolto, di decisione, di azione

Lo scopo dei nostri convegni e degli incontri di formazione e di preghiera che viviamo insieme con voi anche durante l’anno è anche quello di imparare a conoscere convenientemente l’umile e silenziosa opera delle suore Oblate, collegandola all’ ispirazione originaria della Madre Maggiori.

Facciamo un brevissimo cammino a ritroso della nostra istituzione per arrivare alla persona che le ha dato vita.

La vita di Maria Maggiori abbraccia un grande arco di tempo che va dalla fine del ‘600 a gran parte del ‘700. È questa un’epoca in cui si evidenziano molti contrasti. Ombre e luci si intersecano dando luogo ad un quadro dalla tavolozza accesa, vivace, ma difficilmente leggibile in modo pacato e spassionato.

Il colore sociale è fornito in massima parte da una diffusissima povertà a cui seguiva l’ignoranza, la mendicità e la “esposizione” degli illegittimi (si pensi solo che nell’anno 1700 Roma contava, su 150.000 abitanti, mille bambini esposti). Era evidente il contrasto ostentato tra questa situazione generalizzata e il potere economico di pochi.

L’Illuminismo proclamava enfaticamente che il vero, solo peccato è l’ignoranza e che l’unica redenzione è il progresso della conoscenza umana.

La situazione femminile è negativamente segnata dalle teorie che richiedevano per le giovani donne un’educazione rigida, repressiva, culturalmente limitata, da realizzarsi tra le pareti domestiche o in monastero. La donna è lasciata ai margini della cultura perché non si discosti dalle sue funzioni tipicamente femminili.

I monasteri femminili assolvono un’importante funzione sociale, accogliendo le fanciulle per una prima educazione. La Maggiori s’incammina per la medesima strada. É grande perché è stata capace di “ascoltare con il cuore”, i segni dei tempi. Dall’ascolto del territorio nasce la sua intuizione fondamentale: mettersi a servizio delle giovani donne per sollevarle dall’ignoranza che avvilisce la persona umana e la rende schiava a tutti i livelli. La sensibilità umana, che nasce più dal cuore che dalla mente, dà luce agli occhi della Madre Maggiori: non sogna un prossimo lontano, ma “si accorge” del prossimo che le è vicino, nella sua Albano. Poiché i tempi le consentivano di agire in termini di essenzialità, Maria Maggiori non rimandò la sua azione al momento in cui avrebbe avuto chiaro un progetto educativo e strutture adeguate per date una risposta. Accoglie nella casa paterna le prime ragazze. La scuola fu lo strumento che Dio scelse per essere conosciuto e amato maggiormente dal popolo di Albano. Maria Maggiori fu strumento docile nelle mani del divino Artista. L’opera mostrò subito la sua fecondità evangelica; altre giovani si associarono a lei. Nascevano le Suore Oblate di Gesù e Maria. Il progetto educativo del Conservatorio era molto semplice: formare delle buone cristiane e delle abili donne di casa. Perciò le materie fondamentali di insegnamento erano due: dottrina cristiana ed “economia domestica”. La personalità attenta, libera e liberante, della Madre emerge anche nell’accompagnamento spirituale che svolge con dolcezza e giusta severità nel Monastero e con le persone che occasionalmente ricorrevano a lei per consigli.

Un attenzione particolare meriterebbe il suo rapporto con il Cesarini, un giovane pittore armeno ascoltato, accolto e guidato con vera tenerezza materna.

Saranno proprio l’attenzione verso tutti, l’abitudine all’ascolto, l’assunzione delle miserie altrui i coefficienti principali della sua grande statura umana che, in Dio, diventa strumento efficace di grazia e di pace.

Le riflessioni sulle poche notizie a nostra disposizione fanno emergere la grande personalità della Madre Maggiori. Innamorata di Cristo sofferente, si unì a Lui con tutto il suo essere e da Lui, mite e umile di cuore, imparò ad amare l’umanità, soprattutto quelle frange più bisognose di aiuto. A loro non donò i suoi beni ma se stessa.

    

c) Conclusione

L'ascolto non è tanto aprire bene le orecchie quanto disporre la mente e il cuore a comprendere. Per questo l'ascolto è un'arte, che s'impara esercitandola e si comincia dal proprio mondo interiore per creare in se stessi spazi di libertà che dilata il cuore e lo rende capace di accoglienza e di discernimento.

Il mio augurio è che questo convegno ci introduca all’ arte dell’ascolto e soprattutto ci lasci il desiderio di diventarne esperti. In questi giorni chiediamo insieme un cuore in ascolto, un cuore che porta in sé saggezza, discernimento, ma anche tanta docilità, tenerezza e comprensione.

Buon lavoro.

Per vedere le altre foto del convegno, clicca qui.

 

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