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Suore Oblate di Gesù e Maria
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Suore Oblate di Gesù e Maria

Madre Maria Maggiori: La vita

L’amore profondo per Dio divenne concreto a favore dei fratelli bisognosi, si espanse e raggiunse altri cuori. Infatti altre giovani, attirate dal suo stile di vita e dalla gioia che trasmetteva, lasciarono casa, padre e madre e si unirono a lei per condividere il suo stesso ideale, collaborando alla crescita di quella nuova realtà di speranza e di bene comune  per la città di Albano.

In un tempo in cui la donna non contava nella società, il fatto che la Maggiori, con coraggio ed intraprendenza, abbia avviato un’iniziativa “rivoluzionaria”, dimostra la grandezza dell’opera nascente e rivela la personalità chiara e affascinante della Madre che, con saggezza ed intuizione, si inserì nella società come lievito, ricco della forza trasformatrice che viene dall’alto e dà concretezza alla speranza. 

“Era un’impresa vera e propria ficcarsi nella società attraverso la vocazione didattica, e distaccandosi da essa, con la contemplazione”.

Il piccolo centro di formazione della casa paterna ebbe un grande sviluppo al punto che gli spazi diventarono ben presto insufficienti. Maria Maggiori e le sue sorelle, affidate totalmente a Colui che ha promesso di essere sempre presente: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt. 18, 20), alimentarono la fiducia che Dio avrebbe provveduto a questa nuova urgenza: avere una casa più grande per un maggior numero di giovani.

Il Vescovo di Albano era allora Sua Eminenza il Cardinale Fabrizio Paolucci che, ammirato il lavoro della signorina Maria Maggiori, le offrì la sua autorevole protezione con la premurosa offerta di una sede in Via S. Pancrazio, presa in affitto, a sue spese, fin quando Pietro Paolo Mavilio, uomo ricco di Roma, divenne il segno della Provvidenza di Dio per la nascente famiglia religiosa.

Favorevolmente stupito dal gran bene che veniva realizzato in favore delle fanciulle del paese attraverso le “signorine”, si sentì talmente coinvolto che anche lui collaborò, nel 1735, con una considerevole donazione di beni, tra cui la sua abitazione in via Cellomaio, che diventerà Casa Madre e Casa generalizia della Congregazione. Questo gesto di così grande carità permise all’Opera di continuare ad essere per la città di Albano, in particolare per le giovani, un luogo d’accoglienza, di sostegno e di promozione umana, cristiana e sociale.

Fu un grande segno di come Dio opera meraviglie nella vita di coloro che in Lui si rifugiano.

Nell’ultima biografia, la Madre Maggiori così viene descritta: Fu “un’organizzatrice ferma e senza ripensamenti, un’anticipatrice che ha saputo immettersi nel flusso normale delle cose, mediando, con il suo tatto, la sua certezza religiosa, il coraggio di chi sa di aver anticipato i tempi. Ha mantenuto l’idea di convento nel senso claustrale del termine, spostando il significato e la realtà nell’intimo suo e delle consorelle, ma aprendo al mondo l’invito di sedere a mensa tutti insieme, laici e consacrati, attraverso il più nobile dei percorsi: l’educazione del cuore, prima che della mente”.

La casa in via Cellomaio divenne la  nuova sede per il Conservatorio (Scuola) e l’abitazione per la comunità religiosa che in essa continuò a sperimentare la vita fraterna, la vita di preghiera e la missione educativa.

La prima comunità, guidata dalla signorina Maggiori, che assunse il nome nuovo di Suor Maria Anna Teresa, si consacrò totalmente a Dio, mediante la professione dei consigli evangelici l’11 Luglio del 1742, con una solenne celebrazione religiosa in cui indossarono l’abito distintivo, segno della nuova identità di Oblate di Gesù e Maria.

Il cammino di santità, secondo il carisma della Madre, non fu esclusivo di coloro che si impegnarono a vivere i consigli evangelici, ma si aprì ai laici, precorrendo sapientemente i tempi. Fra i primi, ricordiamo Pietro Paolo Mavilio che volle vivere secondo quello stile evangelico che Madre Maggiori testimoniava insieme alle sue figlie e sigillò il suo impegno col voto di castità, emesso privatamente. Fu ritenuto “ benefattore e padre del Conservatorio”, perché veramente fu uno che sostenne l’opera come padre.

 Altro esempio di apertura ai laici fu il cammino spirituale che Madre Maggiori percorse insieme al giovane convertito, Emir Osman, che divenne il suo biografo. 

Era nato a Cesarea, da una famiglia musulmana. Avendo manifestato il desiderio di convertirsi al cristianesimo, alla scuola del chierico Giorgio, si preparò a ricevere il battesimo nella comunità armena. Il sacramento gli conferiva il nome nuovo di Giovanni. Giunto a Roma, un’improvvisa malattia gli diede l’occasione di incontrare di persona la Madre. Quell’incontro fu una rivoluzione nella sua vita spirituale.

Accolto maternamente, aiutato a riconoscere sinceramente il suo modo disordinato di vivere, il giovane armeno sperimentò la tenerezza e la misericordia del Padre e s’incammino verso la conversione, affidandosi  alla guida della Madre.

Tanta gente andava da lei a chiedere consigli e preghiere, perché essendo molto onesta e pia, portava con poche parole la pace nei cuori titubanti . Casi di ostilità e di odio, molto difficili anche per le autorità civili e religiose, venivano affidati a lei che, ricolma della pace di Dio, riusciva a trasmetterla a coloro che l’avvicinavano.

 

La fondatrice delle Oblate, stimata e amata da tutti, ricchi e poveri, nobili e gente comune, “era una madre austera con se stessa, premurosa verso le sue sorelle, piena di carità con tutti, disponibile al dialogo coi laici”.

La lunga vita  della Madre Maggiori fu improntata dal concetto evangelico del donare se stessi: il proprio tempo, le energie vitali, la gioia. Infatti si adoperò per sollevare le angustie esistenziali delle persone che l’avvicinavano, in un disegno umile e grande, alternativo alla logica spietata del mondo che sfrutta, asserve e gode nel far soffrire. 

La Madre lasciò la vita terrena ed entrò nell’eternità il 23 dicembre 1771, all’età di 86 anni.

Aldo Onorati scrive: “Modello per i suoi contemporanei, Suor Maria Anna Teresa lo è ancora per le generazioni presenti e non smetterà di esserlo per le future”.

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